Il candidato a sindaco di Roma Alfio Marchini durante la convention 'La prossima Roma', Roma, 28 novembre 2015. ANSA/ETTORE FERRARI

Alfio, ma che stai a di’?

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Dichiarazione di Riccardo Magi, Segretario di Radicali Italiani e capolista al Comune della lista “Radicali” a Roma e di Alessandro Capriccioli, Segretario di Radicali Roma e candidato al Comune.

Ascoltando le parole di Marchini sull’uso delle droghe leggere verrebbe proprio da dire: Alfio, ma che stai a di’?
Le sue dichiarazioni prive di fondamento scientifico sull’uso della cannabis sono un segno di irresponsabilità, grave per un candidato che si presenta come fuori dagli schemi e con proposte ragionevoli. Ma sono anche un enorme favore alle associazioni criminali che traggono profitto dal narcotraffico e dalle politiche proibizioniste. Roma, come le altre grandi città italiane, ha dei quartieri-ghetto in cui la liberalizzazione di tutte le droghe è già realtà. Lo spaccio infatti è libero, a ogni ora del giorno e della notte, per chiunque: minori e adulti. E’ proprio per contrastare questo mercato illegale di sostanze incontrollate, e perciò dannose, che noi Radicali insieme all’Associazione Luca Coscioni stiamo raccogliendo in tutta Italia le firme su una proposta di legge di iniziativa popolare per la regolamentazione legale della cannabis e dei suoi derivati. Decenni di politiche repressive hanno causato enormi danni alla salute dei cittadini, alla giustizia e all’economia. Il mercato delle droghe è il terzo al mondo per fatturato, dopo quello alimentare e dell’energia. Solo in Europa vale 24 miliardi l’anno, di cui la parte più consistente è rappresentata proprio dalla cannabis. Se nell’Unione europea venisse legalizzata si sottrarrebbero alla criminalità organizzata quasi 13 miliardi l’anno. Solo legalizzando si toglie mercato alle mafie e si proteggono i cittadini: nella nostra proposta, ad esempio, la vendita e il consumo sono vietate ai minorenni, inoltre non è possibile vendere cannabis nei pressi delle scuole e buona parte degli introiti sono re-investiti in campagne per l’informazione su un uso consapevole. I cittadini si tutelano con regole certe e definite, non alimentando pregiudizi e falsi miti.

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