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Cara Virginia, così so’ bboni tutti

in politica da

Senonché, ho sempre pensato una cosa: chi dice che ogni nefandezza potrà essere abrogata solo se governerà lui, salvo lasciar andare le cose in malora finché ciò non accada, compie un gesto due volte irresponsabile. Primo, perché il “tanto peggio tanto meglio” è utilissimo per legittimare chi lo declina, ma lo è molto meno per i cittadini; secondo, perché alcuni risultati si possono ottenere anche essendo una minoranza, e rifiutarsi di aiutare chi prova a realizzarli è un gesto presuntuoso e fine a se stesso.

Prendete le Olimpiadi, ad esempio. Fa un bel dire, la Raggi, che il solo pensarci sarebbe un atto addirittura “criminale“: se la pensa davvero così, però, perché non ci ha mai dato una mano a raccogliere le firme per il referendum, e perché non si è schierata dalla nostra parte quando il CONI ha provato a fermarlo? Insomma, cos’è che vuole davvero: impedire le Olimpiadi per perseguire il bene dei cittadini o accreditarsi come l’unico soggetto titolato a farlo, perseguendo solo il proprio e guardandosi bene dal riconoscere i meriti di chi non si è limitato a chiacchierare, ma si è rimboccato le maniche da mesi per fare quello che si poteva fare?

Dov’era, la Raggi, quando abbiamo stampato i moduli, quando ci siamo messi coi tavoli per strada a raccogliere le firme, quando abbiamo faticosamente raccolto i soldi per promuovere il referendum, quando abbiamo depositato il quesito, quando abbiamo fronteggiato l’attacco di chi voleva impedire ai cittadini di pronunciarsi spendendo altri soldi per un ricorso al TAR e mettendoci in piedi e in silenzio davanti al Campidoglio con una penna in mano?

Era là, probabilmente, a blaterare che se lei diventerà Sindaco le Olimpiadi non si faranno. E se invece non lo diventerà? Beh, è semplice: in questo caso chissenefrega. Delle Olimpiadi e dei cittadini.

Scusami tanto, Virgi’: ma, come si dice a Roma, così so’ bboni tutti.

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