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De Gregorio eletto al 2° Municipio, emblema di una lotta che dovrebbe essere già vinta

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Dichiarazione di Alessandro Capriccioli, Segretario di Radicali Roma.

Ci piacerebbe molto salutare l’elezione al secondo municipio di Dario De Gregorio limitandoci a sottolineare esclusivamente le sue indiscutibili capacità, che sarà certamente in grado di offrire alle istituzioni cittadine e al suo territorio.
Ci piacerebbe, perché vorrebbe dire che il suo orientamento sessuale, e soprattutto la circostanza che insieme al compagno abbia tre figli nati attraverso la gravidanza per altri, sono finalmente diventati elementi irrilevanti, in quanto pienamente accettati sia dalla collettività, sia dalla politica.
Purtroppo non è così. E la responsabilità di questa situazione, occorre dirlo, grava soprattutto sulla politica, che come avviene in molti casi si dimostra sistematicamente in ritardo rispetto a quanto, sia pure con qualche sporadica eccezione, viene considerato ormai “normale” dalla cosiddetta “società civile”.
Su Dario, quindi, graverà un duplice impegno: non soltanto lavorare al meglio per il municipio in cui è stato eletto, ma anche continuare a rappresentare, da consigliere municipale, l’emblema di una battaglia decisiva per l’affermazione dello stato di diritto nel nostro paese.
Nell’esprimere la certezza che sarà in grado di svolgere al meglio entrambi i compiti, il nostro pensiero va a quelle forze politiche che in campagna elettorale lo avevano coperto di epiteti insultanti, dipingendolo addirittura come un pericolo per le fondamenta della nostra società: il fatto che gli elettori abbiano scelto lui, anziché chi lo attaccava, ci incoraggia sull’esito di una lotta che dovrebbe essere già vinta.

Cara Virginia, così so’ bboni tutti

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Senonché, ho sempre pensato una cosa: chi dice che ogni nefandezza potrà essere abrogata solo se governerà lui, salvo lasciar andare le cose in malora finché ciò non accada, compie un gesto due volte irresponsabile. Primo, perché il “tanto peggio tanto meglio” è utilissimo per legittimare chi lo declina, ma lo è molto meno per i cittadini; secondo, perché alcuni risultati si possono ottenere anche essendo una minoranza, e rifiutarsi di aiutare chi prova a realizzarli è un gesto presuntuoso e fine a se stesso.

Prendete le Olimpiadi, ad esempio. Fa un bel dire, la Raggi, che il solo pensarci sarebbe un atto addirittura “criminale“: se la pensa davvero così, però, perché non ci ha mai dato una mano a raccogliere le firme per il referendum, e perché non si è schierata dalla nostra parte quando il CONI ha provato a fermarlo? Insomma, cos’è che vuole davvero: impedire le Olimpiadi per perseguire il bene dei cittadini o accreditarsi come l’unico soggetto titolato a farlo, perseguendo solo il proprio e guardandosi bene dal riconoscere i meriti di chi non si è limitato a chiacchierare, ma si è rimboccato le maniche da mesi per fare quello che si poteva fare?

Dov’era, la Raggi, quando abbiamo stampato i moduli, quando ci siamo messi coi tavoli per strada a raccogliere le firme, quando abbiamo faticosamente raccolto i soldi per promuovere il referendum, quando abbiamo depositato il quesito, quando abbiamo fronteggiato l’attacco di chi voleva impedire ai cittadini di pronunciarsi spendendo altri soldi per un ricorso al TAR e mettendoci in piedi e in silenzio davanti al Campidoglio con una penna in mano?

Era là, probabilmente, a blaterare che se lei diventerà Sindaco le Olimpiadi non si faranno. E se invece non lo diventerà? Beh, è semplice: in questo caso chissenefrega. Delle Olimpiadi e dei cittadini.

Scusami tanto, Virgi’: ma, come si dice a Roma, così so’ bboni tutti.

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